Girandole

Non voglio una vita che mi sveglia la mattina in pigiama con la faccia da amuchina. 

Piedi scalzi in cucina con un solo cucchiaino senza fondo di tazzina.

Non voglio uno sfondo ad acquerello, una tela ch’è sbiadita, da rifare col cervello.

Non voglio nessun resto della festa

Del glucosio voglio essere insulina, del cammello la sua cruna.

Quel miracolo palindromo di chi ama e viceversa… la mia Atlantide sommersa.

E l’amore che fa l’onda e la tempesta.

Aggiorniamo l’app “TEMPO”, senza illuderci di averne più di tanto.

Riavviamo la lusinga del momento dondolando dolcemente

Come fanno le girandole col vento

Non credo più

Vita che non ho prenotato, svelami il disegno, tu che menti e doppiezza poi ci insegni.

Sei il cielo in una stanza di torture, porta via le tue cure.

Ti ringrazio, ma non credo alle tue sfumature.

Riprendi anche la magia della notte, che nel buio metti solo luci rotte.

E finisci d’inventare interi e mezzi, crei soltanto illusioni. Vanno in pezzi.

Prendi anche la felicità, è un trucchetto per cambiare tutti i sogni in realtà.

Non ci credo alle grandi verità.

Lascio qui anche le ali che qualcuno riaprirà. E tieni pure la mia età…

Non dire più ti aiuterà.

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Nonostante

Nonostante sia inverno sul tempo che resta e su quello che batte su ogni protesta

Nonostante qui sotto, non c’è più nessuno che alzi lo sguardo sopra la testa

Nonostante tu sia congelata nell’altra tua vita affissa al pianeta alternato

Nonostante il nostro pupazzo mi aspetti in soggiorno
e il mio fianco si veda scoperto oltre Saturno

Nonostante la vita sia diventata una giungla impazzita
belve che sbranano l’atmosfera e arche di umani alla deriva

Dal mio rifugio rubo segnali di fumo
Etere amico, unione di punti dall’ombelico
Segnali di vita dal tuo emisfero
Prigioni, voli, mistero…

Il futuro è cianuro con l’indirizzo del cielo.

Amami

Amami come calice e sole a braccetto, dentro il bicchiere il tramonto perfetto: mare e orizzonte in duetto.

Amami come un tuffo di pancia e come servono morbida, la tua focaccia

Fallo su un materassino rubato ai bagnini, come si arrotolano quei due gattini

Fallo sotto un lampione, come lo smalto e l’acetone

Amami come un molo sganciato che il mare smeraldo ha liberato

Fallo a carte scoperte, briscola d’asso e come quel jolly che cambia la quota che abbassi

Amami come il gelato più grande che possa volere, un pianista senza tastiera, il vento in terrazza di sera…

Amami come l’argento col sale e come una barca di notte, che torna dal mare

Amami senza temere, stella polare che non può cadere.

La Solìte

Lo zaino aperto, lì posato sul parquet
come ninfea che galleggia in un quadro di Monet.

La mia sagoma sfumata sul divano,
il gin tonic nel bicchiere mezzo pieno,
un piattino con gli avanzi di salame e parmigiano.

Lo stendino e il bucato che ho piegato a mia maniera
stesso filo: il berretto coi bottoni e la tua canottiera.

Una fitta alla vita che non smette,
una fiala di silenzio questo male che mi stanca.
La Solìte, pioggia fredda nella stanza.

la Solìte è una sala senza aspetto,
lo strapiombo oltre il tuo parapetto,
la mia casa senza te, la balena di Geppetto.

La coerenza e il rispetto,
le due parti del mio cuore nel cassetto
ricomincia il lunedì ed il conteggio…

Ora indosso il mio cappello e i tuoi messaggi,
metto in moto questo tempo degli ostaggi.
Il caffè, due biscotti e la doccia sopra i nostri tatuaggi,
la camicia nello specchio appannato e la luce del per sempre
sul diamante che mi hai regalato.

Giro a vuoto per le strade, affidata ad una farsa
la Solite, amore mio non mi passa.
Mani in tasca a vita bassa, solo freddo nelle ossa.

Uno spaccio di dolcezza in zona rossa.

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Il sapore della casa

Le campane che attraversano i battenti,
una linea di palline sul soffitto abbracciate ad un filo trasparente.
Nel camino spighe fulvide e riflessi seducenti.

La tovaglia, i bicchieri e le candele spumeggianti
quando inizio a danzare col le mani sui suoi fianchi
mentre armeggia col coltello sul tagliere.

Nel paese dei rintocchi, il Natale color trave, una favola di fate.

Nella tana del nirvana il bagliore delle luci color talpa.
Il divano, i bambini di peluche, mille ore senza fine
che riavvolgi la mattina che mi stringi come vite in un bullone.

Cosa vuoi a colazione?
La tua torta, il mio thè, il caffè in tazza larga?
Norah Jones, il cornetto, due biscotti, penna e carta.
Al domani ci pensiamo un’altra volta.

A quest’anno voglio dire, ancora e basta.
Ora giura: fai uscire la paura, però aspetta…

fai restare il sapore della casa e ricorda, per favore, la purezza.

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Il Natale dell’avvento senza date

Home page agghindate su portali scalmanati,
nei carrelli digitali un pensiero da incartare
di regali che nemmeno puoi toccare.

La tv manda in onda la pazienza associale
presagi quotidiani per attese da sfamare.
Una sorta di carezza in allegato.
Quanta pena il divieto dell’urgenza a perdifiato.

Il Natale abbinato ad un corpo di reato.

C’è chi crede che la fine sia compiuta
vedo gente con lo sguardo assoluto.
Una stirpe che ha perduto verità e ogni aiuto
Tutti in coda tra i fedeli a metà viso spaventato.

Scorre il video delle ceneri bruciate.
Il Natale dell’avvento senza date.

Però amore ho pensato…
sulla terra devastata, ho una zolla non arata.
Semi in sogni da non fare, corone e spine da portare… quanta voglia di cadere.

Metti luce nella presa… fallo tu il mio Natale.

 

Se fosse

Se fosse un anno indietro da spiegare
si vedrebbe uno specchio da spannare
un’effigie di vapore con un senso di perduto da svelare.

Al mercato della nebbia, sogni in saldo come zattere di sale.

Se fosse un rimpianto da curare
sarebbe un riflesso aranciato nel bicchiere da finire,
una strada di ritorno da non fare
un mancato “resta qui” da riscattare

Se fosse una storia da narrare
la racconterei in versi senza niente da spiegare

È una storia casuale,
il destino di una mano nella mano d’agganciare…

Ti saluto grande fede

Prendo tempo, con la biro scrivo “posso” in controcampo
Sopra il foglio poi ricalco la parola “nonmiarrendo”
Tuttainsieme che si possa anche intendere che appunto stobevendo.

Prendo un punto, da un’angolatura finta
mi ci tuffo come un putto all’inferno… finchè non sarò convinta
che la neve dopo il bianco fa vedere la poltiglia.

La miseria dell’amore che non resta assomiglia
al mio nome liquefatto contro un vetro a fine festa.

A capire chi rinuncia c’ho provato
L’ho filtrato dentro attese, decantato e versato dentro varchi trasparenti
Ho rincorso anche troppo il concetto di promessa degli assenti.

Ti saluto grande fede, il mio voto è scaduto.

Ho una vita che a metà del suo limite è iniziata
In quest’epoca di mezze libertà ed intere eccezioni
voglio vivere di braci e di camini.
Voglio prendere le favole per buone

Voglio stare dalla parte delle asole che bastano ai bottoni.