La Solìte

Lo zaino aperto, lì posato sul parquet
come ninfea che galleggia in un quadro di Monet.

La mia sagoma sfumata sul divano,
il gin tonic nel bicchiere mezzo pieno,
un piattino con gli avanzi di salame e parmigiano.

Lo stendino e il bucato che ho piegato a mia maniera
stesso filo: il berretto coi bottoni e la tua canottiera.

Una fitta alla vita che non smette,
una fiala di silenzio questo male che mi stanca.
La Solìte, pioggia fredda nella stanza.

la Solìte è una sala senza aspetto,
lo strapiombo oltre il tuo parapetto,
la mia casa senza te, la balena di Geppetto.

La coerenza e il rispetto,
le due parti del mio cuore nel cassetto
ricomincia il lunedì ed il conteggio…

Ora indosso il mio cappello e i tuoi messaggi,
metto in moto questo tempo degli ostaggi.
Il caffè, due biscotti e la doccia sopra i nostri tatuaggi,
la camicia nello specchio appannato e la luce del per sempre
sul diamante che mi hai regalato.

Giro a vuoto per le strade, affidata ad una farsa
la Solite, amore mio non mi passa.
Mani in tasca a vita bassa, solo freddo nelle ossa.

Uno spaccio di dolcezza in zona rossa.

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Il vero silenzio

C’è il silenzio di chi è indifferente e il silenzio di chi vuol ferire.
Il silenzio che non contiene nulla e il silenzio di chi sopporta troppo.
C’è il silenzio di chi nasconde e il silenzio di chi aspetta.

Ma le cose non cambiano col silenzio, le cose non cambiano con le parole.
Le cose non cambiano se non le si vuole cambiare.

E l’amore è una parola “rumorosa”, ma non si compone di ripetizioni, è fatta di sviluppo.

C’è chi dice di “amare” senza condividere, senza ascoltare, senza scendere dalla propria comoda superficie, ma con la pretesa di essere il centro del mondo. Senza confronto, senza crescere. Senza sviluppo.

Gelosia, paura, inferiorità … non importa, non è amore.
È questo il vero silenzio.

E magari è da lui che nasco

E forse sono composta di mare.
E magari è da lui che nasco.

Forse sono le onde alte a farmi ricordare della forza di un padre, forse è la trasparente dolcezza a farmi immaginare una madre.

Di certo nessun urlo di nessun bambino lo cambia, nessun caldo lo secca, nessun vento lo sposta.

Sei il mio idolo, la mia famiglia, il mio nascondiglio, il mio grande amore.

Cosa vuoi fare da grande Giorgina? Insegnare a nuotare.

Nella mia seconda vita

Perché ogni anno torno qui a camminare per giorni sullo stesso lungomare, mille volte al giorno?

A bere Alcamo e Inzolia sulla spiaggia, ad ascoltare il rumore del mare che la sabbia assorbe, a calpestare le strisce di sole sulla strada fredda e dorata di Mondello, ad inoltrarmi su scogli sperduti, a ballare sulla riva e a fotografare con gli occhi in sequenze di centinaia di fotogrammi le barche dei pescatori a strisce blu, bianche, verdi e rosse, perché?

Qui, su uno scampolo di isola, sono abbastanza lontana dalla mia vita da poterne ancora scegliere un’altra.

In questa mia seconda vita, in questo posto, riesco ancora a sentire il cuore.

Ecco perché.

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Pro no me

Qualcuno e qualche, nessuno e alcuno
finte parole senza destino.

Codesto e stesso, questo e quello
punte di torri senza castello.

Quando e chi, che cosa e come
e quelle risposte ad alto volume.

Me, tu, lei, noi e voi
e i mille voli degli avvoltoi.

Loro e suo, nostro e vostro
e quante maniere fallite d’incastro.

Con questo tuoloro mio chissàchecosa, nessuno ha potuto.
Ora gli stessi tuoi-nostri-come,
sono dispersi in questo “opportuno” finire.

In quel tuosuo, sicuro piùmio, PRO no ME.

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