Dovrei avere coraggio

Televisione spenta, computer, divano.
Tre fazzolettini di carta sul tavolino,
due segni bianchi di sale sul viso,
un bicchiere di vino. Vicino.

Abbiamo confuso un campo minato con le margherite.
Adesso è attesa di un’illusoria data sparita.

Dalla finestra il mondo che tace
Sopra i balconi qualcuno che fuma, il tempo una brace.
Confini sbarrati, chi resta, chi torna, la forza è finita,
dietro la porta un filo di vita.

La sera cammino senza sentire, mi siedo, mi alzo, dovrei cucinare
Dovrei aver coraggio, dovrei non sparire.

Mi metto ai fornelli sull’immaginario mondo dei folli.

E verso in padella burro salato e vino con bolle
Alzo il volume, la mia candela e il tuo concerto di pianoforte.
Metto sul fuoco anche le dita e quando una lacrima diventa di cera,
giro la ghiera, la cena è servita.

Senza di te, resta digiuna la primavera.

E magari è da lui che nasco

E forse sono composta di mare.
E magari è da lui che nasco.

Forse sono le onde alte a farmi ricordare della forza di un padre, forse è la trasparente dolcezza a farmi immaginare una madre.

Di certo nessun urlo di nessun bambino lo cambia, nessun caldo lo secca, nessun vento lo sposta.

Sei il mio idolo, la mia famiglia, il mio nascondiglio, il mio grande amore.

Cosa vuoi fare da grande Giorgina? Insegnare a nuotare.

Avete notato?

Il denaro, dio di tutte le religioni.
L’amore per la noia, per il sangue, per la scommessa.
Le maschere, l’omertà, le identità interscambiabili.
L’insostenibile pesantezza dell’essere.
Parole elettroniche e sesso in chat.
Filtri per il sole, per il mare, per il dolore.
Applicazioni che connettono il tempo con la fine.
E… avete notato quanto abbiamo accorciato il per sempre?

L’abito del tempo

Sciupata, distolta, piglio perso.
Quando vesto di passato, spacco corto, di traverso.
Sexy come il mio riflesso.

Il presente è questa giacca che l’indosso con fierezza.
Che il tempo, nella fretta, ne ha strappato la grandezza.

Corto l’abito futuro, manca il verbo “assicuro”.
Non c’è nulla di cucito.
Veli bianchi lungo i fianchi,
come a dire: ora vedo, ora no.
Ora chiudo – gli occhi – stanchi.

L’incantesimo

Se uscirai dal nostro castello
il vento sarà mulinello.
L’amore, una croce sempre,
il tuo cuore spezzato, abiterà in novembre.

Come un presagio di grave dolore,
I nuovi ti amo scadranno al calare del sole.
Dentro ci sono, fuori abbandono,
scegli un unico dono!

Ho aperto il portone.
Fringuelli felici sui cornicioni,
luce del giorno in ogni androne
simpatici amici,
una nuova brillante Fenice.

Ma li dal castello nessun segnale.
L’abisso, il silenzio ancestrale.
Avevi portato in soffitta te stesso
Avevi di noi tutto soppresso.
Pian piano la luce del mondo si spense.
Nel cuore il battito assente,
i nuovi ti amo ridotti in niente.
Non riesco ad andare, il tempo diventa crudele
Ti neghi, mi manca una parte di cuore.

Dove credevi di andare? Adesso hai un cuore spezzato
Ora sparisci da questo selciato.
Ricordi la scelta? L’amore è un unico dono,
tu sei partita, e solo ad un costo riavrai la mia vita.

Ma un prezzo non ha l’amore,
non ho più denari da dare.
Nel cuore spezzato
adesso c’è anche un battito alato.

Metà differenti le chiamo.
Anime mie, che amo.

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La goccia nella grondaia

Un filo di luce e sia.

Computer acceso, il fumo che gira,
persiane socchiuse, il freddo che abbaia.
Nell’aria stasera l’odore del buio.

Alzo la testa e ingoio
un’onda di whisky al sapore di cuoio.

Candela.
Casa.
Sera.
Tv.
Silenzio.
Tastiera.

Come una goccia nella grondaia
e quest’ultimo vuoto.

Non c’era.