Non è un deserto così profondo

Fermare treni, viaggiare soli
Tagliare ponti, colpire i moli
La sabbia in pugno, l’oceano in gola
Trovarsi qui, restare altrove.

Per quanto tempo questo dolore?

Non è un viaggio scolpito infondo
Non è una stella morta di giorno
Non è la luna dopo il tramonto
Non è un deserto così profondo.

L’amore ruota, unisce punti
L’amore sposta, trasporta sfondi
L’amore è il cielo dei mappamondi.

deserto

Annunci

Con lo strumento del tempo

Ciglia pesanti, cuscino
té, biscotti, plumcake,
musica jazz in cucina.

Fumo, cammino, caffè,
doccia, mi siedo
sistemo i perché.

Chiudo quel vino
con lo strumento che aspira il respiro.
Non lo sapete?
Mettendolo in vuoto
può essere ancora bevuto.

Rileggo un messaggio,
sollevo lo zaino, mi giro
chiudo la porta, mi fermo, respiro.

Non lo sapete?
Con lo strumento del tempo
dopo cent’anni,
il passo di Armstrong nel vuoto
può essere ancora avvertito.

scena condominio
foto scena dal film “Il condominio dei cuori infranti”

Le scale del Vinitaly

Al Vinitaly ci andai a 4 anni, con l’autobus perché il parcheggio è distante dall’ingresso e poi arrivano tutti da lontano, noi invece possiamo prendere l’autobus, siamo fortunati, diceva papà. Dopo queste parole, immaginavo di essere l’unica famiglia indigena e credevo ci saremmo anche distinti, chessò una sorta di faccia da veronesi.
Comunque la giornata la passai per mano, sempre. Ho visto tanti banconi, scarpe, caviglie, calze. Con il naso all’insù guardavo le facce rosse che ridevano, non una parola che mi interessasse.
Ogni tanto la mamma mi passava una distrazione, i tondini di carta avvolgi bicchiere con lo spacchetto erano i miei preferiti, li incastravo fra di loro come fossero di legno. Con l’immaginazione costruivo una scala che arrivava fino ai finestroni del salone, avevo ancora il biglietto dell’autobus in tasca, sarei scappata, sarei anche sparita.
Del Vinitaly mi è rimasto un ricordo negativo. Se qualcuno ora mi chiedesse di associare delle parole, probabilmente direi ammasso, mischia, chiasso, no.
Di Verona invece direi persistente, rubino, note.

Quella sera tornava proprio dal Vinitaly, aveva mani calde e parole rotonde spaccate al centro, con alcune di loro ho formato un puzzle incrollabile, con altre ho costruito una scala Mercalli.

Cfin5fbWsAMXyvD.jpg-large

foto @VinitalyTasting