Tredicesima ora

Ho la casa coperta di stelle
e la notte con te, il sogno del bruco diventa farfalla.

Di giorno la voce è un coro di pace
e quando sorridi, al centro del cuore una freccia di luce

Il tempo ha perduto il senso ausiliare dell’essere e avere
Il tempo sei tu, tredicesima ora nel quadrante di un’Era.

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Se fossi

Se fossi qualcosa di struggente… sarei una carrozza ristorante
bicchieri di cristallo, abat jour e champagne nel cestello.
Poltroncine di velluto, fumo e appunti di paesaggi.
Un’immagine scomparsa della gente di passaggio.

Se fossi una confidenza… sarei l’insofferenza.
Quel disturbo che accompagna gli architetti di licenze.
Cuori astrusi che nascondono intenzioni sconvenienti.
Un bizzarro cigolio di un rischioso apparecchio d’imprudenza.
Allacciare le cinture, vuoti d’aria e turbolenza…

Se fossi una materia vorrei essere la neve.
La freddezza in apparenza che mi segue, non doverla più spiegare.
Vorrei anche il permesso di coprire il vocio generale, la banalità di massa congelare.

E richiederei il mio banco, su una sfumatura rosa sopra il cielo.
E poi scriverei: “vi spiego”…

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Anche se

Anche se le strade sono avvolte da collane di brillanti
Nelle piazze mercatini, vin brulè e profumo di croccante
e la tazza che volevi, sul bancone di una pentola fumante.

Anche se di notte il luccichio di vetri e davanzali
fa tornare quella voglia di andare a camminare
dopo cena, a braccetto col berretto e il pattume da buttare.

Anche se la pioggia quando atterra sui fanali
fa tacere anche il cuore, a quell’ora in cui rientro
troppo tardi per uscire, troppo stanca per parlare.

Anche se la casa sa di sandalo e cannella,
sul divano la coperta con le stelle
e le gambe rannicchiate nel pigiama di flanella.

Anche se mi sento come un ramo da tagliare
Una macchia di caffè sulla pelle da lavare.

Anche se l’amore non esiste,
si è disposti solamente a rinunciare,
per un po’, ma alla fine è sempre uguale:
“quella volta non volevo e l’ho fatto per errore”
“sai che io non ero me stesso, era solo un favore”
“e detesto questo e quello, ma non lo potevo dire”

Rinfacciare, la parola cancellino dell’amore.

Il cursore ora lampeggia e non riesce a proseguire…
Tanti Auguri… Buon Natale.

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Compio gli anni

Resto qui perché è giusto
Compio gli anni e non esisto.
Luci spente e la fiamma dei ricordi che sfavilla
Tazza calda e camomilla.

La giustizia che non serve a sopportare.
Resto qui, chiudo tutto con le chiavi che ho perduto per uscire.

Deformato, incompiuto, sconveniente,
quell’amore che ha negato la sua voglia apertamente
Resto qui, candelina mia ardente.

Scusa tanto e forse è troppo,
non lo so quante colpe ha l’azione della mente.
Questo “giusto” che è perfetto senza niente.

Resto qui, occhi cechi in un fiume incandescente.
Tanti auguri… marzapane senza denti.

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A tutti

A tutti quelli che non incontro, ai timidi, agli esibizionisti, ai depressi e ai profeti, ai patetici e agli esteti, agli introversi e agli indiscreti.
Ai temerari e ai bipolari, ai noiosi e ai paurosi.
AUGURI a chi non ho notizie, ai solitari, ai felici e ai distrutti.
Auguri a tutti.

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Il vero silenzio

C’è il silenzio di chi è indifferente e il silenzio di chi vuol ferire.
Il silenzio che non contiene nulla e il silenzio di chi sopporta troppo.
C’è il silenzio di chi nasconde e il silenzio di chi aspetta.

Ma le cose non cambiano col silenzio, le cose non cambiano con le parole.
Le cose non cambiano se non le si vuole cambiare.

E l’amore è una parola “rumorosa”, ma non si compone di ripetizioni, è fatta di sviluppo.

C’è chi dice di “amare” senza condividere, senza ascoltare, senza scendere dalla propria comoda superficie, ma con la pretesa di essere il centro del mondo. Senza confronto, senza crescere. Senza sviluppo.

Gelosia, paura, inferiorità … non importa, non è amore.
È questo il vero silenzio.