Nella tua biografia

La mia corsa, sempre scalza su quel prato
la discesa in bicicletta dai gradini della chiesa
un sorpasso col mio skateboard di quel legno incollato
per due lire dall’amico di quel tizio un pò svitato.

Una mossa da maestro in quel gioco con i dadi
In attacco o in attesa, io baravo, tu fingevi
Io e te, nessuna resa.

Quando andavi a lavorare che sembravi un generale.
La divisa, la tua faccia da galera, ti giravi sulla porta non guardavi
Non centravi neanche l’aria, eri come chi ha fretta… e aspetta.
Nei tuoi occhi le saette.

Nella mia cameretta, occhi chiusi con le gambe penzoloni.
Dal mio dondolo sfioravano illusioni.
La mia vita era un sogno irreale, aquilone da montare.

Penso a te, penso spesso com’è andata veramente
se davvero fossi stata di una madre la promessa
se davvero chi ora sono, alla fine non sia proprio la tua messa.

Penso a te, penso spesso.
Stesso ardore, stesso nesso.
Uno specchio che squadrare non ho smesso.

Penso a te, penso spesso.
Mi dimentichi in risacca e mi riprendi da quel cavo con la voce da cosacca.
Quella rabbia e quell’amore, l’equilibrio tra coerenza e aritmia
Mi hai spiegato che la vita è solo tua.

Dal quel dondolo ho imparato a costruire aquiloni e tentare acrobazie.
Guardo ancora il soffitto, con i muri parlo chiaro
e ondeggio nella tua biografia.

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Anche se

Anche se le strade sono avvolte da collane di brillanti
Nelle piazze mercatini, vin brulè e profumo di croccante
e la tazza che volevi, sul bancone di una pentola fumante.

Anche se di notte il luccichio di vetri e davanzali
fa tornare quella voglia di andare a camminare
dopo cena, a braccetto col berretto e il pattume da buttare.

Anche se la pioggia quando atterra sui fanali
fa tacere anche il cuore, a quell’ora in cui rientro
troppo tardi per uscire, troppo stanca per parlare.

Anche se la casa sa di sandalo e cannella,
sul divano la coperta con le stelle
e le gambe rannicchiate nel pigiama di flanella.

Anche se mi sento come un ramo da tagliare
Una macchia di caffè sulla pelle da lavare.

Anche se l’amore non esiste,
si è disposti solamente a rinunciare,
per un po’, ma alla fine è sempre uguale:
“quella volta non volevo e l’ho fatto per errore”
“sai che io non ero me stesso, era solo un favore”
“e detesto questo e quello, ma non lo potevo dire”

Rinfacciare, la parola cancellino dell’amore.

Il cursore ora lampeggia e non riesce a proseguire…
Tanti Auguri… Buon Natale.

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Compio gli anni

Resto qui perché è giusto
Compio gli anni e non esisto.
Luci spente e la fiamma dei ricordi che sfavilla
Tazza calda e camomilla.

La giustizia che non serve a sopportare.
Resto qui, chiudo tutto con le chiavi che ho perduto per uscire.

Deformato, incompiuto, sconveniente,
quell’amore che ha negato la sua voglia apertamente
Resto qui, candelina mia ardente.

Scusa tanto e forse è troppo,
non lo so quante colpe ha l’azione della mente.
Questo “giusto” che è perfetto senza niente.

Resto qui, occhi cechi in un fiume incandescente.
Tanti auguri… marzapane senza denti.

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E magari è da lui che nasco

E forse sono composta di mare.
E magari è da lui che nasco.

Forse sono le onde alte a farmi ricordare della forza di un padre, forse è la trasparente dolcezza a farmi immaginare una madre.

Di certo nessun urlo di nessun bambino lo cambia, nessun caldo lo secca, nessun vento lo sposta.

Sei il mio idolo, la mia famiglia, il mio nascondiglio, il mio grande amore.

Cosa vuoi fare da grande Giorgina? Insegnare a nuotare.

Nella mia seconda vita

Perché ogni anno torno qui a camminare per giorni sullo stesso lungomare, mille volte al giorno?

A bere Alcamo e Inzolia sulla spiaggia, ad ascoltare il rumore del mare che la sabbia assorbe, a calpestare le strisce di sole sulla strada fredda e dorata di Mondello, ad inoltrarmi su scogli sperduti, a ballare sulla riva e a fotografare con gli occhi in sequenze di centinaia di fotogrammi le barche dei pescatori a strisce blu, bianche, verdi e rosse, perché?

Qui, su uno scampolo di isola, sono abbastanza lontana dalla mia vita da poterne ancora scegliere un’altra.

In questa mia seconda vita, in questo posto, riesco ancora a sentire il cuore.

Ecco perché.

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