Pro no me

Qualcuno e qualche, nessuno e alcuno
finte parole senza destino.

Codesto e stesso, questo e quello
punte di torri senza castello.

Quando e chi, che cosa e come
e quelle risposte ad alto volume.

Me, tu, lei, noi e voi
e i mille voli degli avvoltoi.

Loro e suo, nostro e vostro
e quante maniere fallite d’incastro.

Con questo tuoloro mio chissàchecosa, nessuno ha potuto.
Ora gli stessi tuoi-nostri-come,
sono dispersi in questo “opportuno” finire.

In quel tuosuo, sicuro piùmio, PRO no ME.

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E disse

Febbraio 1991, Bologna.
In un locale fumoso, pieno di gente, ad un tavolino quadrato, sbeccato e trabballante, di legno appiccicoso.

“S’innamoreranno in molti di te, di alcuni tu non lo verrai nemmeno a sapere, alcuni ci resteranno addirittura sempre.
Ameranno la tua inquietudine, la scambieranno per indipendenza, il tuo tormento sarà artistico, lo troveranno folle e creativo. La tua disperazione sarà passionale, la tua supplica amore. Ma tu non riuscirai ad essere felice, ai tuoi amanti non basterà il tuo amore e tu col loro non colmerai il tuo cuore. Cerchi l’amore fin da quando eri molto piccola. Molto”.
Poi allungò il braccio verso il mio viso, mi fece una carezza lentissima e disse: “ma sarai sempre molto forte”.

Non volle essere pagata, raccolse le carte, mi guardò in silenzio e fece brillare gli occhi.

 

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