Hanno messo sole

Allora domani io preparo i panini e tu porti la birra, hanno messo sole.
Era una giornata tra lunedì e venerdì, tipo marzo, le previsioni dicevano sole, e sai che c’è? Mi prendo un giorno di permesso e andiamo. Fanculo. Prendo io le paglie, ok? Ovvio.
Svincolo per Ravenna, giro, ma dopo 2 km l’impensabile: a terra il ghiaccio, sul tergicristallo fiocchi di neve grandi come stracci, il termometro sul display in caduta libera e nel cielo una fabbrica di cemento.
Tornammo indietro facendo inversione al casello, mangiammo i panini in macchina, il fumo delle paglie fuori dal finestrino, le labbra strette e il mare oltre e dentro il grigio.

Tre anni dopo nel sogno c’era il sole, camminavamo forando il vento con la voce, ridevamo e mi prendevi sotto braccio.
I panini li mangiavamo con la schiena posata su un muretto, il sole in faccia e il vento dietro le spalle. Niente birra, avevi portato il vino e anche il cavatappi, mi fregavi sempre per accontentarmi.
Guarda come batte il mare su quello scoglio, sembra un criceto in gabbia.
A volte capita anche al mare, mi hai risposto.
Al ritorno l’asfalto era color arancio crepuscolo, ti sei girata verso di me e ti sei tuffata in un sorriso.
Ma non abbiamo fatto a tempo a tornare, mi sono svegliata. Sentivo freddo, ho stretto le braccia attorno alle costole e ancora sotto il piumone, mi sono girata verso la finestra.

Guarda come batte la pioggia contro il vetro.

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Senza patente

C’ho impiegato un attimo a mettermi alla guida di quell’autobus fermo senza conducente.
Sono salita con la mia auto, l’ho parcheggiata proprio davanti, vicino al gabbiotto di pilotaggio, sono entrata nella cabina di guida, ho chiuso le porte e ingranato la marcia.
Tutto bene, la mia guida era fluida e sicura, dallo specchietto retrovisore vedevo oltre la mia auto i passeggeri. Erano soltanto un po’ scocciati dal posto che occupava la mia Opel Corsa, ma molto contenti di essere ripartiti.
Ad un tratto un signore accigliato, un vigile in borghese, insospettito forse dal mio parcheggio si è avvicinato alla cabina di guida e mi ha chiesto la patente.
Ovviamente ho fermato l’autobus e ormai sgamata, ho provato a risalire sulla mia auto per fuggire, ma il vigile stava già trascrivendo la targa.
Quel bastardo ha rovinato tutto. I passeggeri hanno ripreso a lamentarsi, tutto fermo, io denunciata, la mia auto sequestrata, la mia vita rovinata.

Non mi ricordo mai un sogno che sia uno, ma questo è indimenticabile.

Me lo spiego da sola, grazie, mica voglio scomodare la cabala.
Il messaggio subliminale è che sto guidando la mia vita senza patente, che gli ignari che ne fanno parte si fidano comunque e che immancabilmente arriva qualcuno a dirti che è tutto sbagliato.
Poi che non si torna indietro lo sanno tutti, c’era bisogno anche di sequestrami la macchina?

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