A tutti

A tutti quelli che non incontro, ai timidi, agli esibizionisti, ai depressi e ai profeti, ai patetici e agli esteti, agli introversi e agli indiscreti.
Ai temerari e ai bipolari, ai noiosi e ai paurosi.
AUGURI a chi non ho notizie, ai solitari, ai felici e ai distrutti.
Auguri a tutti.

Nella mia penna un filo lieve ancora accenna,
che il mio restare vi raggiunga.

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E magari è da lui che nasco

E forse sono composta di mare.
E magari è da lui che nasco.

Forse sono le onde alte a farmi ricordare della forza di un padre, forse è la trasparente dolcezza a farmi immaginare una madre.

Di certo nessun urlo di nessun bambino lo cambia, nessun caldo lo secca, nessun vento lo sposta.

Sei il mio idolo, la mia famiglia, il mio nascondiglio, il mio grande amore.

Cosa vuoi fare da grande Giorgina? Insegnare a nuotare.

Caro Babbo Natale

ho avuto un anno piuttosto difficile, mi sono successe cose molto importanti e impegnative. Ti chiederò due, tre cosine in più rispetto all’anno scorso, me le merito.

Vorrei una vasca riscaldata a pavimento, il camino in sala e un appartamento sul mare a Creta. Vorrei un invito a cena da Maryl Streep, una dedica di Alda Merini e una recensione da Baricco. Vorrei un lavoro alla Walt Disney, la pazienza di Gandhi, un’altra passeggiata con mio nonno, un whisky con Sean Connery , un the nel deserto, un mare di futuro, un tuffo nel passato, un anno nuovo al presente.

Ah dimenticavo… non dovrebbe appesantire troppo il tuo sacco, prendi al volo un po’ di leggerezza e posala sul cuore delle persone che amo, non è importante come deciderai di regalarla, ma non dimenticare nessuno.
L’amore è gioia, fa che a tutti giunga.

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Al mercato delle ali

Al mercato delle ali
un abbraccio e due pugnali
mille scudi per comprare
le ferite sue mortali.

Dell’amore non comprendo
soprattutto i rituali.
Io ti do tu mi dai, se lo voglio tu lo fai
Solo tu, solo io, HO e HA le sue vocali.

Vorrei essere un pirata
saccheggiare le prigioni sue dorate
per salvare tutto l’oro
degli amori abbandonati.

Col valore conquistato
poi comprare l’infinito
dal possesso ripulito.

Sogno ancora di volare
senza limiti e rivali
sopra tutti i manuali.

Al mercato delle ali.

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C’era più di una volta

Il fiume sempre in basso, un pendio di terra che quando pioveva diventava fango pesante e da risalire ci volevano gambe giovani.
La mia casa arroccata sulla sponda. I vestiti, la luce, persino le espressioni delle persone erano quelle di una volta, innocenti, autentiche. Io abitavo li. Avevo gote rosse e bevevo da una fontanina ogni volta che correvo troppo.
Il sole lo vedevo di fronte e il fiume sempre alla mia destra, le strade parevano andare tutte verso sud.

Ho trascorso tante notti qui. In sogno vado in questo posto sconosciuto da anni, vivo episodi che non ricordo e quando mi sveglio dimentico tutto all’istante. Non ricordo mai nemmeno quello che ho appena detto ora.
Ma a dire il vero non è questo che volevo raccontare, in realtà era di un altro sogno che volevo parlare.

Stanotte guidavo la mia auto, di fianco a me c’era mia madre. Traslocavo e lei mi aiutava. Non avevo bagaglio, ma trasportavo uno strano oggetto tecnologico molto voluminoso e pesante, dalla forma antica, tipo vecchia radio piena di pulsanti. Era molto usurato, di legno mogano, con tasti neri, alcuni traballanti. Mi era indispensabile, solo questo ricordo.
Le strade erano vuote, guardavamo avanti e cercavamo il numero 101. Guidavo ascoltando la voce metallica del navigatore e con la coda dell’occhio vedevo mia madre che scrutava il territorio setacciandolo con le pupille.
Ci siamo fermate alla fine di una strada, in uno spiazzo, al segnale del navigatore. Mi sono girata allungandomi sui sedili posteriori per controllare che il mio oggetto fosse integro, poi ho spento il motore per chiedere a mia madre dove eravamo. La numerazione terminava al 73, ma il suo sguardo continuava in fondo al piazzale, verso sud partiva una stradina sterrata.
In quella direzione i numeri proseguivano, si intravedeva della terra, un fiume, una casa in alto.

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