A 15 minuti di distanza

Sono circa le 8,00, mi metto sul divano, poso il cordless sul tavolino e aspetto.
Ormai non c’è più nessuno che chiama sul telefono di casa, ma il 23 aprile entro le 8,30 ricevo sempre le due stesse chiamate a non più di 15 minuti di distanza.

Dall’altra parte dell’Italia e all’opposto delle loro distanze le loro voci diventano uguali in quello stile di appartenenza che riconoscerei in mezzo a tutto.

La prima è sempre mia madre – le donne quando abitano da sole si scrivono sul calendario tutto.
“Tanti auguri ciccia”, come avessi ancora due ore e pesassi 4 chili e mezzo.
Poi mio padre, “tanti auguri amore”, perché è questo che resto.

Il mio onomastico è una festa che faccio sopravvivere solo per loro, per quel nome che scelsero perché mi consegnasse il coraggio e l’eroismo di San Giorgio che sconfisse un drago per liberare il suo popolo.
Grazie rispondo, Giorgia è proprio un nome bellissimo.

Poi rimetto la mia armatura.

onomastico

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