Una nuova Avventura

Ha lo zaino pieno, due panini almeno,
la paura che sale all’imbarco sul volo.

Il respiro affannoso rotto soltanto al mattino
E punti lontani che lentamente
diventano vele, isola, mare, destino.

Il tempo al tempo
racconta di quando non c’era
il profumo di sale e di rosmarino

Non c’era un sentiero sperduto
Discese e salite a orizzonte perduto
e vento negli occhi, e tieniti forte
c’è ancora una curva e poi sei fottuto.

Scoprire la vita si chiama fortuna.
“Adesso son pronta”
La frase più forte del cielo

È ora, è tempo… una nuova avventura.

Hanno messo sole

Allora domani io preparo i panini e tu porti la birra, hanno messo sole.
Era una giornata tra lunedì e venerdì, tipo marzo, le previsioni dicevano sole, e sai che c’è? Mi prendo un giorno di permesso e andiamo. Fanculo. Prendo io le paglie, ok? Ovvio.
Svincolo per Ravenna, giro, ma dopo 2 km l’impensabile: a terra il ghiaccio, sul tergicristallo fiocchi di neve grandi come stracci, il termometro sul display in caduta libera e nel cielo una fabbrica di cemento.
Tornammo indietro facendo inversione al casello, mangiammo i panini in macchina, il fumo delle paglie fuori dal finestrino, le labbra strette e il mare oltre e dentro il grigio.

Tre anni dopo nel sogno c’era il sole, camminavamo forando il vento con la voce, ridevamo e mi prendevi sotto braccio.
I panini li mangiavamo con la schiena posata su un muretto, il sole in faccia e il vento dietro le spalle. Niente birra, avevi portato il vino e anche il cavatappi, mi fregavi sempre per accontentarmi.
Guarda come batte il mare su quello scoglio, sembra un criceto in gabbia.
A volte capita anche al mare, mi hai risposto.
Al ritorno l’asfalto era color arancio crepuscolo, ti sei girata verso di me e ti sei tuffata in un sorriso.
Ma non abbiamo fatto a tempo a tornare, mi sono svegliata. Sentivo freddo, ho stretto le braccia attorno alle costole e ancora sotto il piumone, mi sono girata verso la finestra.

Guarda come batte la pioggia contro il vetro.

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Insieme

Quando i popoli si massacrano e lasciano il sangue ai loro figli
l’amore li renderà somiglianti.

Quando i cuori dispersi imparano che l’assenza non estingue l’esistenza.

Quando la “fine” è soltanto un’espediente per ordinare gli intervalli
e quando “insieme” non è più una parola.

Ciò che desidero, è che tutto sia circolare e che non ci sia, per così dire, né inizio né fine nella forma, ma che essa dia, invece, l’idea di un insieme armonioso, quello della vita.
Vincent Van Gogh

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