Sei

Nel mio bicchiere il vino rosso color amarena
Difronte ho te, che sei il colore della mia vena.
La mia libertà in quarantena

Sei l’ombra del fico, estasi e avviso
Il cielo che ho chiuso, l’incendio doloso
Sei l’altro capo del tempo diviso.

Barchetta di carta, ostrica e perla
Il seme nel vaso che rompe la terra
Sei tu il sospiro che adesso mi parla.

Sei l’onda e la cresta
Il punto più fragile della tempesta
E la simmetria, che sulla mia riva appoggia la testa.

La Luna diversa
Calco di luce e universo
Sei porta del buio che mi attraversa.

Potrei proseguire e vorrei ascoltare
che adesso tu… non vuoi più morire.

Ti porto con me, c’è un vaso di eterno che devo riempire
Tu prova a fidarti
Ci penso io.
Adesso.
Amore.

Qui dice

Io me ne vado, tu che ti fermi.
In un solo abbraccio, lo spoglio dei sensi
Impasto di forze a lieviti assenti.

Gigola l’àrgano e trascina nel pozzo valore e progetti
Tutto ammassato dentro un archivio di prezzi.

Urlare non serve.
Il buio trasforma l’intesa in livida guerra
nessuno si salva se pieghi la testa.

Non cerco parole e spengo anche gli occhi
Ripasso istruzioni di come sognare.
Pensieri di niente nel bianco rumore.

Qui dice riposa… tienimi il ciuccio che l’incubo muore.

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Mi tieni il cuore che sono stanca?

Sono giorni che si stringe
mi consuma come il fuoco, quando piange.

E gli chiedo ogni volta se gli basto, se so amarlo.
Lo tratteggio su una chat e non posso – fare – altro.

Lui non smette.
Disperato è il silenzio che promette.

Ecco adesso non lo dire… te ne prego.
Se gli dici vieni qui, lui stanotte schizza fuori come un getto
Ma non ha nessuna forza e nessun freno
con chi versa nel bicchiere la distanza
come gocce di veleno in una stanza.

Ora arriva un’altra notte mai eletta.
Sognerò il torace che riapre questa gabbia maledetta.

E lui vivo
Mentre corre
A perdifiato
Per tornare nel tuo petto.

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Dovrei avere coraggio

Televisione spenta, computer, divano.
Tre fazzolettini di carta sul tavolino,
due segni bianchi di sale sul viso,
un bicchiere di vino. Vicino.

Abbiamo confuso un campo minato con le margherite.
Adesso è attesa di un’illusoria data sparita.

Dalla finestra il mondo che tace
Sopra i balconi qualcuno che fuma, il tempo una brace.
Confini sbarrati, chi resta, chi torna, la forza è finita,
dietro la porta un filo di vita.

La sera cammino senza sentire, mi siedo, mi alzo, dovrei cucinare
Dovrei aver coraggio, dovrei non sparire.

Mi metto ai fornelli sull’immaginario mondo dei folli.

E verso in padella burro salato e vino con bolle
Alzo il volume, la mia candela e il tuo concerto di pianoforte.
Metto sul fuoco anche le dita e quando una lacrima diventa di cera,
giro la ghiera, la cena è servita.

Senza di te, resta digiuna la primavera.

L’amore in tempo di guerra

Ho mal di resta.
Immota in casa come meteora di cartapesta.

Un aeroplano che spegne i motori
non c’è una ruota che gira li fuori.

Ricordo qualcuno diceva:
le cose che contano le sai riconoscere in certi momenti
ma nulla è più facile che insegnare a non esser coerenti.

Fortuna che ora, dei tempi di scuola
non me ne faccio più niente.

L’amore in tempo di guerra non è l’assenza
non è nemmeno nessun nascondiglio della presenza
e quanto è patetico manifestare solo impotenza.

L’amore in tempo di guerra è appartenenza.
Io che lo so… e lui che non è coincidenza.

e viceversa.

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Fuoco di Santi

Nel cielo la guerra
in questa sera
che esplodono stelle

Fuoco di santi
su questa sera
di corto circuito di tutti i comandi

Un guasto improvviso
al pulsante del tempo
in questa sera
che prego e bestemmio

Farfalle con ali dorate
vorreste zittire nel grembo
con tutte le vostre stronzate

Ragione ne avete?
Perfetto, andate a giocare col cielo
a chi arriva per primo a sparire.

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Se fossi

Se fossi qualcosa di struggente… sarei una carrozza ristorante
bicchieri di cristallo, abat jour e champagne nel cestello.
Poltroncine di velluto, fumo e appunti di paesaggi.
Un’immagine scomparsa della gente di passaggio.

Se fossi una confidenza… sarei l’insofferenza.
Quel disturbo che accompagna gli architetti di licenze.
Cuori astrusi che nascondono intenzioni sconvenienti.
Un bizzarro cigolio di un rischioso apparecchio d’imprudenza.
Allacciare le cinture, vuoti d’aria e turbolenza…

Se fossi una materia vorrei essere la neve.
La freddezza in apparenza che mi segue, non doverla più spiegare.
Vorrei anche il permesso di coprire il vocio generale, la banalità di massa congelare.

E richiederei il mio banco, su una sfumatura rosa sopra il cielo.
E poi scriverei: “vi spiego”…

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