Pro no me

Qualcuno e qualche, nessuno e alcuno
finte parole senza destino.

Codesto e stesso, questo e quello
punte di torri senza castello.

Quando e chi, che cosa e come
e quelle risposte ad alto volume.

Me, tu, lei, noi e voi
e i mille voli degli avvoltoi.

Loro e suo, nostro e vostro
e quante maniere fallite d’incastro.

Con questo tuoloro mio chissàchecosa, nessuno ha potuto.
Ora gli stessi tuoi-nostri-come,
sono dispersi in questo “opportuno” finire.

In quel tuosuo, sicuro piùmio, PRO no ME.

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Non si fermi

Con il mare parlo poco,
parlo poco anche d’amore.
Parlo poco quando dentro ho il maestrale,
che biancheggia e feroce urla al male.

E mi sdraio su dei cocci di conchiglia
Occhi chiusi con il sole fra le ciglia
Aquiloni, qualche pesce, tanto mare,
il silenzio ed il vento che non cambia,
ma ribolle in un piatto d’utopistiche minestre.

Resto qui ancora un po’, a sedere sulla lama di una linea immaginaria.
Ho imparato a pensare che ogni fine sia soltanto una finestra.

Anche il sole al tramonto ha da fare,
giusto il tempo di uno scatto, fai buon viaggio, ti saluto. Ecco basta.

Questa vita di fuggiaschi e disillusi ormai stanchi,
C’è una stella, la seconda lì a destra,
non si fermi, vada avanti.

C’è sempre qualcuno che è

C’è sempre qualcuno che è
la luna sulle creste di sale,
un gesto libero che si può replicare,
la musica leggera di sottofondo,
l’infinito tutto attorno.

C’è sempre qualcuno che è
una notte abbreviata,
la prima bracciata nel mare,
il lieve contorno sul bordo del cuore.

Quel modo per dire, è arrivata l’estate.

giugno

L’incantesimo

Se uscirai dal nostro castello
il vento sarà mulinello.
L’amore, una croce sempre,
il tuo cuore spezzato, abiterà in novembre.

Come un presagio di grave dolore,
I nuovi ti amo scadranno al calare del sole.
Dentro ci sono, fuori abbandono,
scegli un unico dono!

Ho aperto il portone.
Fringuelli felici sui cornicioni,
luce del giorno in ogni androne
simpatici amici,
una nuova brillante Fenice.

Ma li dal castello nessun segnale.
L’abisso, il silenzio ancestrale.
Avevi portato in soffitta te stesso
Avevi di noi tutto soppresso.
Pian piano la luce del mondo si spense.
Nel cuore il battito assente,
i nuovi ti amo ridotti in niente.
Non riesco ad andare, il tempo diventa crudele
Ti neghi, mi manca una parte di cuore.

Dove credevi di andare? Adesso hai un cuore spezzato
Ora sparisci da questo selciato.
Ricordi la scelta? L’amore è un unico dono,
tu sei partita, e solo ad un costo riavrai la mia vita.

Ma un prezzo non ha l’amore,
non ho più denari da dare.
Nel cuore spezzato
adesso c’è anche un battito alato.

Metà differenti le chiamo.
Anime mie, che amo.

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A 15 minuti di distanza

Sono circa le 8,00, mi metto sul divano, poso il cordless sul tavolino e aspetto.
Ormai non c’è più nessuno che chiama sul telefono di casa, ma il 23 aprile entro le 8,30 ricevo sempre le due stesse chiamate a non più di 15 minuti di distanza.

Dall’altra parte dell’Italia e all’opposto delle loro distanze le loro voci diventano uguali in quello stile di appartenenza che riconoscerei in mezzo a tutto.

La prima è sempre mia madre – le donne quando abitano da sole si scrivono sul calendario tutto.
“Tanti auguri ciccia”, come avessi ancora due ore e pesassi 4 chili e mezzo.
Poi mio padre, “tanti auguri amore”, perché è questo che resto.

Il mio onomastico è una festa che faccio sopravvivere solo per loro, per quel nome che scelsero perché mi consegnasse il coraggio e l’eroismo di San Giorgio che sconfisse un drago per liberare il suo popolo.
Grazie rispondo, Giorgia è proprio un nome bellissimo.

Poi rimetto la mia armatura.

onomastico