Non l’ho detto

Era un rumore di carrozzeria e di qualcosa che si posava sopra graffiandola, c’erano anche dei passi, erano le 3 di notte. Ascoltavo immobile sul letto, ad occhi aperti.
Per chi non dorme la notte è un grande sipario che mantiene la speranza di aprirsi di colpo, in qualsiasi momento.

Ho cominciato a fissare le persiane con la precisione di un geometra. Una contorsione, un respiro, una smorfia di dolore, forse un minuto per arrivare alla finestra. Mi sono detta vai.

Guardavo dietro le stecche delle persiane e c’era un uomo dentro una macchina, posata di fianco c’era una bicicletta. Frugava ansioso, veloce, guardingo. Ha aperto lo sportello posteriore e cercava sotto, infondo, di lato.
La notte mi stava regalando un giallo, ho capito, ma non avevo un altro minuto per tornare indietro e prendere il telefono, volevo filmare, chiamare gli agenti, ma non avevo tempo, ho continuato a guardare.

Da lì a poco l’uomo ha trovato qualcosa, ha ripreso la bicicletta e si è allontanato veloce. La portiera della macchina aperta, la luce accesa all’interno dell’abitacolo.

Quando è arrivata la polizia mi ha chiesto dov’era andato, poi la corsa delle volanti e ancora delle domande al loro vuoto ritorno.
Volevo rispondere andate al fiume perché ha rubato due canne da pesca, non l’ho detto.
Ho spiegato che ho una costola rotta e non dormo, come i pescatori.

finestra

(foto di @zunalex)

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