Senza patente

C’ho impiegato un attimo a mettermi alla guida di quell’autobus fermo senza conducente.
Sono salita con la mia auto, l’ho parcheggiata proprio davanti, vicino al gabbiotto di pilotaggio, sono entrata nella cabina di guida, ho chiuso le porte e ingranato la marcia.
Tutto bene, la mia guida era fluida e sicura, dallo specchietto retrovisore vedevo oltre la mia auto i passeggeri. Erano soltanto un po’ scocciati dal posto che occupava la mia Opel Corsa, ma molto contenti di essere ripartiti.
Ad un tratto un signore accigliato, un vigile in borghese, insospettito forse dal mio parcheggio si è avvicinato alla cabina di guida e mi ha chiesto la patente.
Ovviamente ho fermato l’autobus e ormai sgamata, ho provato a risalire sulla mia auto per fuggire, ma il vigile stava già trascrivendo la targa.
Quel bastardo ha rovinato tutto. I passeggeri hanno ripreso a lamentarsi, tutto fermo, io denunciata, la mia auto sequestrata, la mia vita rovinata.

Non mi ricordo mai un sogno che sia uno, ma questo è indimenticabile.

Me lo spiego da sola, grazie, mica voglio scomodare la cabala.
Il messaggio subliminale è che sto guidando la mia vita senza patente, che gli ignari che ne fanno parte si fidano comunque e che immancabilmente arriva qualcuno a dirti che è tutto sbagliato.
Poi che non si torna indietro lo sanno tutti, c’era bisogno anche di sequestrami la macchina?

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